(Ad A.)
in verità non so trattenermi e capita spesso che ti cerchi.
persino mi accade di toccarti.
duemiladuecento giorni per la nostra radiosa età irriverente e d’improvviso un volo nel buio.
per la mia vita cui tu davi significato non avrei scommesso un centesimo.
così la mia razza italotedesca supponente che tu addolcivi in corretto inglese si estinse.
così il mio futuro insensato si giustificò fuggendo per tre anni intorno al mondo trasformando in abitudine la sopraffazione del dolore.
così la villa vittoriana sulle colline a nord di Calcutta con le due instancabili eliche al soffitto chiuse i battenti ed andò in rovina nell’insostenibile assenza dei tuoi occhi
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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