“busso a quella porta e c’è chi mi apre. sei tu. si riavvolgono gli anni sul tavolo sono anelli d’argento. acconsentono che io li sfiori con la punta delle dita ed ecco quel tuo settembre nei dintorni della fine sorpreso e struggente. il mare batteva con forza sulla scogliera ad ogni urto saliva col vento fino al sentiero come una pioggia sottile. qualche sillaba in giro di un linguaggio sconosciuto che si può solo intuire…è quello delle cose irrimediabili e dove sei ora lo comprendi bene. Villa Barbara e la breve salita odorosa imperturbabili da sempre versarono almeno cento lacrime coscienti come noi che non vi sarebbe stato ritorno.”

– Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve. “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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