“abbiamo corso la terra insieme. frustammo i cavalli del tempo e ci divenne ostile. nei giardini di Nuova Delhi splendevi come una stella e nelle piogge degli inverni inglesi la tua voce serena miracolosa fonte che mi avrebbe salvato. a dispetto degli dèi abbiamo indossato gli abiti eleganti delle immutabili certezze ma le aureole lucenti erano false e siamo scomparsi. l’evidenza è avida e inaccettabile quanto più la mia mente non provvede ancora ad un generoso oblio. così non ho trovato riparo in una valida teoria della sopravvivenza e irretito da un eccesso egocentrico ho firmato un contratto con la disperazione. l’obeso demonio del futuro con una manciata di ossa nelle mani è buffo e infantile almeno quanto è geloso del dolce sangue dei sogni. credo di rivederti dopo vent’anni nella hall di un albergo. non proprio i segni dell’età sul viso ma altri malinconici gesti addolorano…inesorabile tenerezza di un’epoca senza superstiti”

– Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve. “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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