scommetto sulla tua curiosità senza curarmi di un probabile disappunto e decido di cercarti nella sera più fredda dell’inverno. sei accondiscendente…l’ironia che mi riservi non punge troppo.
ma sul tavolo del ristorante gli anni sono pietre e lo sfonderebbero se non le rimuovessi tu ad una ad una con dolcezza. qualcosa ti ha strappato il tempo…lo sguardo e il sorriso sono però intatti. arrivano direttamente dall’Argentario con sosta a Villa Borghese dove ti sono ancora possibili margini gioiosi di ricordi lacerati che hai ricucito qua e là sorvolando il fiume di lava da quel vulcano che dichiari ormai in letargo.
avevi imparato a memoria un destino diverso tenendo in scarsa considerazione la mia volubile ansia. la notte trascorre nel concederti ore di parole con cui ti prefiggi esauriente e definitivo addio. forse perdi di vista il vero scopo: vuoi essere anche tu indimenticabile…
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve. “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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