un tempo la fiducia non si misurava ma intuendo le regole del gioco, evitai la sua piatta crudeltà sostituendo il rischio incosciente all’attesa e la nuda azione alle sue conseguenze.
i conti non tornarono mai e le presunte alternative ad una ad una rassegnarono le dimissioni. nulla era evitabile e la fiaba dei rifugi e delle rovine fu temporaneo inganno di intellettuali saccenti. benché ci permetta qualche tregua ora percepisco l’angoscia come condizione costante.
nel progetto divino o casuale l’irreparabilità del mondo è la cosa meglio riuscita e troppo tardi vengono alla luce alcune congetture di soccorso.
le vado a ripescare nell’archivio universale dell’improbabile.
ragionevoli un giorno sì e cento no possono un poco alterare l’evidenza attribuendole isolate velleità trascendenti.
certo è misera risorsa ma è abbastanza per non dichiarami perduto.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve. “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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