nella capricciosa presunzione di ratificare psicologia adeguata al divenire ammesso di conoscerne i campi minati… e in quel vizio d’arrampicarmi sulla cima a controllare orizzonti e nuvole chiari di luna o sovrastanti tempeste non vi era astuzia o accortezza né una sagace quanto attendibile teoria. soltanto l’orrore dell’inesorabile sfuggire della vita. nulla di serio dunque. semmai abituale esperimento in cui prevale quel concetto che infine muove a tenerezza. per puro conforto o veniale peccato pensai ad un romanzo scritto con cura su estesa pergamena. un gran maiuscolo ovviamente a scanso dei semianalfabeti o dei miopi per eccellenza. i miei contemporanei almeno ne sarebbero stati incuriositi e di me avrebbero avuto immagine veritiera.
si è invece tutto srotolato in pezzi sulle sabbie roventi molto più a sud di un villaggio irraggiungibile.
solo alcuni cammelli si dice ne abbiano lette cinque dieci righe restando ammaliati. un nomade ha descritto lo straordinario episodio in una lettera poco prima di morire.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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