era giugno di nuovo e le tue piante risuscitavano.
l’intenso giallo delle percinzie invadeva la sala ricurva fino alla torre delle affermazioni ambiziose
prendevi appunti quotidiani trascrivendoli sul tuo registro ufficiale delle mancanze imperdonabili.
ero incuriosito dalla tua certosina attitudine alla distruzione finché il tuo giudizio si riassunse in poche tristi parole. alla fine ti bastarono monologhi di repertorio declamati qua e là nella tua teoria dominante dimostratasi ahimè alquanto inefficace vista la montagna di pillole con le quali ti prenotasti l’Aldilà.
ora ti restituisco ciò che devo.
in vero ti risparmiai confessioni d’amore disperato le avresti annoverate tra i miei soliti esercizi d’equilibrio ma qualcosa di simile te lo scrivo adesso e non solo per farmi perdonare. non capii la tua ansia malata tra spartiti e tele incompiute nemmeno il perfezionismo disobbediente e illimitato. la tua dolcezza fu a tratti incomparabile ancor più grande di Parigi e dintorni.
se nell’estate del ’98 volammo alti sulla città le ali erano le tue.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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