ripetutamente a S. Pietroburgo nel ’95 la mia interprete è creata da Venere ad immagine e somiglianza.
trafitti d’attrazione curiosa fummo inseparabili.
perfetta anche troppo ti muovevi con garbo. gesti graziosi in genetica eleganza ed eri anche capace di ridere. ma tu Viktorja inesorabile russa.
percepivo secolare malinconia umiliazioni e privazioni lontane da una generazione all’altra ti volavano via nascoste negli occhi.
non un cenno di ribellione solo un visto sul passaporto ricorrente in sogno. tra Cajkovskij e la balalaika di Zivago la seduzione si fuse con tenerezza letteraria. quando mi sorridevi ignara nel ristorante eri una giovane Achmatova al sorgere dei primi presagi e con quattro lacrime all’aeroporto ti prendevi il rischio di apparirmi dolce Cvetaeva, irragionevolmente in arrivo da Parigi per morire.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve. “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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