(a G.)
il recinto di pietre pare ancora più alto e divorato dall’edera rossa.
quarant’anni circa e nulla è mutato nel magico luogo della tua
sola occasione. non vuoi crederci è naturale metti in gioco imprevisti
e disavventure la madre autoritaria il padre mitologico e persone
senz’anima casualmente tutte e sempre intorno a te. ma resta inspiegabile
lo sai come un passo al giorno ti sia ridotta barcollante spettro immemore
ed eccellente presenza di qualsivoglia clinica dell’ultimo gradino.
se ancora ti riesce prendi la strada di sassi verso la casa francese…
è più che mai misteriosa in autunno… altri richiami e voci ascolta
fino al fitto verde invalicabile. eri bella e attraente ma non lo sapevi.
eri straordinaria come la mia incapacità di farmi capire. dicevi
che ci sarebbe stato tempo per decidere come… per crescere dove
anche per volare. ora sai che non era vero.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve “Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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