(a F. W. G.)
ancora ombreggiano il sentiero i nostri alberi immortali,
imparammo ad amare la loro voce antica.
visioni riflesse nell’acqua ora mosse dalla corrente ora ferme.
sei ancora tu che appari e scompari, il profilo, il corpo,
il calore, fotografie di un angelo custode su una vecchia bici
o in bianco longilineo, con racchette da tennis sui campi
di terra rossa.
ma il destino non ha mantenuto una sola promessa
e le miracolose stagioni greche, in queste città infelici,
sono un miraggio talmente lontano che a stento credo
siano esistite. mancò forse coraggio e ne sarebbe stato
sufficiente anche un respiro soltanto.
il sole calante incendiava il cielo e il vento dal mare
come seta sulla pelle, mormoravano sommessi i fantasmi
nelle notti di un’altra nostra vita.
tra i melograni, le sedie di tela, ti parlavo dell’avvenire
che era già in fuga tra le stelle.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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