(a R.)
dopo Orvieto tutto ti appartiene, la casa dipinta di fresco,
i boschi e il vento caldo fino al torrente,
le rovine del castello trafitte dalla luna e
il chiarore che attraversò la mente.
che altro?
le mutandine di seta, il pizzo odoroso da leccare,
una poltrona impero, i cuscini del sonno,
quattro fintantochesipuò con cento rose rosa
come le tue labbra e una manciata, infine,
di nientepotràdividerci.
come sull’acqua ferma siamo ora riflessi
personaggi ideali del romanzo che restò incompiuto,
appiglio comunque che per un poco ci sostenne
sul vuoto desiderio di toccare i nostri corpi,
di stringerci all’ultimo respiro per non sciupare
nemmeno un secondo, per ridere di noi
nel volo azzurro dell’allegria
nel suo perduto illeggibile percorso.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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