(a R.)
ancora fotografie a spiarmi, non mi disturbano in genere,
perlopiù, mi commuovono ma alcune hanno occhi come spilli,
sei tu in cornice d’argento e non soffocata in un cassetto.
è una persecuzione o mi stai a cuore?
accolgo la tua ennesima invettiva da un bianco e nero,
Villa D’Este ’98, in primavera elegante e si evidenziano
le tue prerogative, tutt’altro che solide come pietre, guarda
bene, galleggiano sul lago.
se tu solo avessi dato minima importanza al divario tra
annunci indiscutibili e inquietudine perpetua, avresti avuto
sicuro motivo di perdonarmi.
e se tu non fossi finita in Sud Africa con un ebreo diamantifero,
sarei venuto a curiosare a Lugano dove, insonne, riorganizzavi
a tuo giudizio la mia vita. ma il tempo non è paziente e traccia
il solco con tale destrezza e rapidità che già si è perduti e lontani,
ancor prima d’averne un vago sospetto.
a che ti serve allora maledire la tua illusione?
resta a fissarmi qui finché vuoi e rimproverami quanto vuoi,
io sarò comprensivo se necessario, racconterai che c’era una volta
un principe di cui ti eri innamorata.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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