quando dico ai miei figli vi amo, in verità, non sanno d’avere
malaugurato padre, incapace d’insegnare inciampo ad ogni
passo, più che altro trascendo e sono incomprensibile.
del mio meglio è nascondermi, ovvero rigirarmi nei minimi
termini, ritentare la parte alla lontana. laggiù per esempio,
tra il cucciolo tigrato e il bosco del gufo che dorme
o nel cuore di Annensee ripida, poi sdraiata
sul lago, le mani strette alle mie scendendo nella sera
a lieto fine. ma, incalzando, gli anni pongono domande
sempre più compromettenti:
perché l’angoscia è come un faro che illumina il percorso e,
le giustificazioni che inventiamo, non spiegano mai il desiderio di vivere?
come si deve interpretare la memoria? come la sua promessa?
è questa forse l’essenza della tua dannata eredità?
le spalle sono al muro e ho sottomano solo queste
pagine scritte male.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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