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rimpiango il desiderio che venne meno giudicando la fuga
prospettiva allettante, non ne fui sempre responsabile ma dopo tanto ripetersi mi tormentano la paura di fermarmi e il rimpianto d’essere ovunque straniero.
a lungo andare è una malattia.
da un trasloco ad un altro ho fondato la sua religione
che credevo rendesse profetica una sicura distanza dall’abitudine.
il calcolo era insensato e la vita è trascorsa, qua e là perle gioiose che ora sfioro con le dita come un rosario, eccone una:
per quasi due anni oppose resistenza il castello delle vigne.
le voci dei bambini risalivano allegre dal torrente e mi
chiamavano, insieme seguimmo le orme della volpe
nell’inverno del ’94 sulla soffice neve fino alle ginocchia
e sotto le stelle d’Aragona nella profondissima quiete.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

(a L.)
non ti confesso l’idea che avrebbe prevalso, non la ricordo.
se non c’è altro rimedio ti rammento solo il colore
argenteo azzurro senza rancore che si imprime e ridipinge
la memoria nel vento pulito che a tratti si alza tra i miraggi.
d’altra parte la rugiada del mattino è inezia irrilevante:
l’orchestra è in lacrime e una nuova invenzione al galoppo
più che mai inopportuna, anche i gioielli esibiti con fierezza
erano rubati.
villa Maria e tutto il cielo sopra le colline hanno saputo
il tuo giudizio severo, allergici ad ogni astuzia vi confluiscono
l’esilio avvelenato e l’inconcludente progetto. anche una scaltra censura ha contraffatto il caldo intreccio dei desideri,
dissanguando il patrimonio del nostro primo incontro
e di tutti quelli a venire.
alla fine solo incolume è un infondato sospetto d’amore
che dilata il rimorso del quale sarai tu per sempre messaggera.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

sovente mi meraviglio della perfetta aderenza delle immagini
alla più complessa sensibilità dei ricordi.
non è del tutto consolante tale perfezione, invecchiando,
senza una dose o anche mezza di analgesico oblio.
me ne lamento, non di meno uso gli occhiali da sole
quando sfolgorano troppo affrante luminescenze.
folgoranti colori della bougainvillee di Paxos,
crescono selvagge, saliscendono da un terrazzo
all’altro per più di un chilometro, fino al confine
degli ulivi e, all’alba, bruciano nel vento rosse,
arancioni e viola, come fosse un incendio.
dalla parte opposta del mondo bruciano nello
specchio di un albergo sulla Highway 51,
profumano l’aria e sospirano, dicono di te
e di me, di come siamo troppo lontani, dicono
che non hanno altro da fare che attendere
il nostro ritorno.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

si può essere previdenti e credere che serva a qualcosa.
galleggiando intimoriti sulla corrente fino all’altra sponda.
oppure si può sguainare la spada, indossare una corazza
scintillante e andare all’attacco, bersaglio prescelto di ogni
freccia, per comprendere alla fine che la battaglia era già
perduta ancor prima di pensarla. si può anche abbandonare
il desiderio di vivere, tenendo saldo un solo concetto dove
compiangersi per principio che è un cappio al collo ogni giorno
più stretto. mio malgrado donchisciottesco guerriero amaramente
ridicolo nel groviglio di spine, non m’importa più raccontare le ferite,
sono troppe ed io troppo colpevole.
se fossi certo di liberarmi dalle catene del rimpianto, mi getterei
ora dal quinto piano ma sarebbe una specie di paradiso
che non è concesso tanto semplicemente.
di sicuro è previsto qualche altro balzello che non si sa.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

mi riprometto l’impossibile come un esercizio spirituale.
consiste nel prendere le distanze dalla memoria che addolora,
per mirare ad una gelida insensibilità.
e si affatica non poco l’inutile tentativo, prendendosi certe libertà. mi sprofonda o mi innalza dipende dal clima, si ubriaca con me o mi spinge dalle scale fin giù nel passato, più passato perché impari a rinunciare.
ad insistere così ciò che mi riprometto è più che impossibile
anzi, proprio il contrario, ottiene la rivincita.
minuziosa memoria non si prende un’ora di vacanze ed anche
inezie lontane riemergono accanto.
ce n’è una che viene da sé in silenzio ogni mille giorni, antica moneta di un imperatore che mi ha messo nelle mani stringendole: è un portafortuna per te! ed ora si tiene nella lega d’argento lo spontaneo cuore che avevi, al tatto dischiude l’orizzonte degli amabili progetti, piccole navi di carta velina tenacemente a galleggiare per due primavere, sulle acque di Hyde.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

San Salvador, 200 euro per uccidere monsignor Romero. Ma mancano i nomi dei mandanti — Tutte le news ora on-line

La vita di Monsignor Oscar Romero, il vescovo di El Salvador, valeva 200 dollari. Circa 185 euro. È forse l’aspetto più miserabile di un omicidio che ancora oggi resta avvolto nelle nebbie dei misteri. Non tanto nelle modalità che sono state ricostruite grazie alle numerose testimonianze ma per quello che riguarda i nomi dei mandanti. […]

via San Salvador, 200 euro per uccidere monsignor Romero. Ma mancano i nomi dei mandanti — Tutte le news ora on-line

l’intelligenza era quel che era e la mente contorta ma,
rifiutammo rivisitazioni tendenziose o, riduzioni di comodo
a quella trascendenza già in saldo nei negozi del centro.
l’attenzione ripiegò sur l’instant délicat en souvenir de nous
e, senza l’aiuto di oppiacei, accettammo l’accusa di sperpero
aggravato, perlopiù di sabbia, quella sabbia d’oro fino tra
i ruderi e le rovine, sparse nel nostro tempo perduto.
nel ’95 pubblicasti un libro, intuibile l’influenza dei nostri
pellegrinaggi benché la tua meta fosse ormai indiscutibile,
sintomatica la citazione di Thérèse de Lisieux:
l’amore può fare tutto, le cose impossibili non gli sembrano
difficili.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

ti scrivo di una gran sala addobbata per un Natale innominabile
e della tua presenza esangue, segregata in buia depressione,
nel più agghiacciante delirio di sorrisi.
la morfina fu ben più compassionevole dell’altalena
dei medici astuti:
e il silenzio scese le scale, si mise a sedere in tutte le stanze,
gli invitati indossarono i cappotti senza parlare.
le sfere luminose appese all’abete cessarono d’essere luminose e i regali morirono nelle loro scatole.
ti portai in braccio, ti distesi sul letto per scivolare nel sonno mentre la mia pena avvolgeva le coperte.
più che mai rinchiusa in solido marmo, mi consola ora sapere che sai: senza fine è la nostra alleanza, poco le importa del tempo, ancor meno dello spazio e, darei un millennio se l’avessi davvero o, Londra e dintorni al banco dei pegni.
se non altro rigiocherei tutta la speranza alla roulette per viverti un solo giorno accanto.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014