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(ad Anna)

l’autunno del ’72 umido e volubile incupiva il cielo.
ci avventurammo incuranti tra nuvole basse e boschi odorosi,
il fiato fumoso dei cavalli alla discesa delle querce e la tua
giovinezza all’imbrunire di un giorno memorabile.
più tardi perseguitati dalla pioggia riparammo accanto al
camino delle scuderie. le braci ticchettavano con il pendolo
e restituivano caldo colore al tuo viso.
il male incantato dalla tua intelligenza e ipnotizzato dalla tua
allegria dormiva. ripiegate erano le sue ali di pipistrello.
un poco di ombretto azzurro ai tuoi occhi azzurri,
efelidi sovrannaturali e la bellezza disarmante.
tra le mie strinsi le tue mani, diritto al cuore pronunciai:
ti amerò sempre e per sempre. e tu lieve sulle mie labbra
sussurrando: anch’io. così è stato. così è.

Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

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(a L.)

il tuo corpo era abbronzato e incontenibile l’attrazione
tra le gambe snelle, solo il tuo sorriso troppo arrendevole
conosce i giorni malriposti del viaggio interrotto:
impigliata tra rovi di spine la giuria corrotta e la mia
testimonianza reticente. premonitore fu l’inafferrabile disagio.
non verrò più a liberarti, una rumorosa tachicardia seleziona
i rottami del cuore. lungo la siepe che inaridisce, di quando
in quando, imprudentemente mi attendi eppure la vedi, cenere
leggera che si disperde tra i ruderi d’ombra e gli angoli di luce.
i temporali di Port’Ercole scagliano lampi ad oriente, nell’attimo
che abbaglia guardi il rifugio della nostra pura infelicità.
tuttavia, prendi in seria considerazione la strada del Pellicano
e il suo anello difficile fino alla cala dei mori. autunnali tramonti
insistono talvolta, esortano il tuo ricordo.

Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

(a P.)

che tu per incanto possa intuire il significato di quella stagione fortunata,
è per me un’ipotesi più ridicola che commovente. da una tale distanza
il rischio di fraintendere può divenire tentazione di essere stati come
avremmo voluto essere.
anche imbalsamare alcuni nostri rovinosi trionfi,
non renderebbe giustizia alla tua innata capacità di dimenticare.
ma con un po’ di buona volontà, avresti ancora qualche labile
visione delle pinete scoscese fino alle rocce sommerse, navigando
un mare consenziente e non avresti perso di vista la tua acclamata femminilità
e il tuo sesso da nutrire come un neonato. allora veramente,
sapresti distinguere la mia verità dalla tua, sempreché tu ne abbia una…
comunque senza troppo illudermi ti scrivo quella pagina 75:
se ancora puoi ricordami ai nostri angeli smemorati.

Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

vienimi incontro per un altro addio Fiamma perduta, sono infiniti quelli
che ti devo e aspettami all’angolo di via Sistina in quel mese d’aprile
che lasciò socchiuse sventurate porte ma dipinse d’azzurro i tuoi occhi.
nel dormiveglia dell’alba sta ancora il mondo come avrebbe dovuto essere
ma si è intromessa l’arsura dei numeri inutili che contano gli anni
senza assuefarsi mai al dolore consumato.
contagiato sangue scorre nel varco della memoria senza un serio
ammonimento e nella spirale dei contrasti, non desiste il fragore
dei naufragi o degli applausi.
ora ti scrivo solo le ceneri minuziosamente raccolte
per ignota destinazione. carte, mobili, quadri, vestiti di lutto e vestiti
d’allegria…per noncuranza attecchì l’incendio e ha gelide palpebre
quel nostro avvenire, dicono sia morto da tempo, è riverso su una panchina
del Pincio e non si muove nemmeno se lo scuoti con forza.

Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

(ad Anna)
com’era bella Londra agli inizi degli anni settanta, grazie a Dio
con te sublime che esistevi davvero e neanche un’ora si è persa
lo sai, mai più, altre stagioni come quelle, avrebbe offerto la fortuna.
il tuo corpo stelo di fiore, petali i capelli e desiderio inebriato
da Kensington al tuo grido delizioso, dammi un figlio che ti
somigli, lo vorrei adesso, mentre il vento del nord sussurra
i presagi. è amore questo e raschiamone il fondo senza ritegno
perché il tempo non sarà indulgente.
nulla posso paragonare alla tua assenza, tutt’al più m’appare
come un interminabile autunno crudele. da quarant’anni
mi chiede udienza ed io la concedo. contrabbanda nel mondo
il mio dolore e lo tiene in vita. ruba ogni anno tutte le gocce
di pioggia rannuvolandosi nei viali, nei parchi, fino al Tamigi,
tutte le gocce a migliaia come attimi, i nostri, cui di nuovo
dice addio e di nuovo li restituisce.
approfittando del confine incerto, vero è accarezzarti nell’altra
vita poiché non mi rassegno e il destino sarà più ubbidiente
e gli astri favorevoli. dalla cripta immane di Wolton
te ne volerai via con le ali degli angeli…
dove io sarò ad attenderti.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

(dedicato ai cretini che ho incontrato)

quella dei cretini è una corporazione intercontinentale, una massoneria
o una mafia ma su larga scala con alcuni miliardi di iscritti. un network
strabiliante. oltre alla descrizione pignola dei metodi di mascheramento
di sé, il comma uno dello statuto costituisce la regola di vita cui attenersi
rigorosamente: ciò che non si comprende è in quanto tale inutile, pericoloso
nonché fuorviante e solo prendendone bene le distanze si può far carriera
nel mondo. non meno importante è il comma due, della dimenticanza e
dell’indifferenza che è lo sport più praticato da tutti gli iscritti.
quanto è semplice lasciare invecchiare i sentimenti come fossero relitti
e fingere che non siano mai esistiti!
la punizione però sarà dura e severa. si dà il caso infatti che i cretini
di ogni specie abbiano pure una piccola anima. ebbene questa diverrà
un perfetto nulla. nemmeno la più attenta delle stelle saprà se siano
mai vissuti.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

(a T.)

un sedicente incantesimo come bolla di sapone non resse
alla fiaba turbolenta. Il manoscritto ottimista fu dato alle
fiamme nell’estate del ’78 dall’ansia avvelenata e
infallibilmente sopra le righe. ogni tuo desiderio
era di fatto irrinunciabile: subito per favore finché si può.
notti insonni, tirate per i capelli in giro fino all’alba
e sesso ovunque, travolgente ma insensato, disperato…
partenze inderogabili per abbronzarti a Tahiti e spese
folli in gioielli e abiti da sera. tutto sembrava avere
per te una vicinissima scadenza, chiedendomi cosa
mai ti stesse inseguendo, persino una malattia senza
scampo di cui mi tenevi all’oscuro.
mio malgrado teneramente giudicandoti perlopiù
bizzarra, non dubitavo delle tue confessioni d’amore.
poi il delirio della gelosia immotivata, da Roma a Londra
telefonate traboccanti d’accuse, nella trasfigurazione dei
sentimenti e nell’incubo dell’assurdità. la tua sbandierata
passione ben poco legata a romantiche pazzie, era vertigine
artificiale e il segreto della ricetta più che altro cocaina
che faceva bene il suo dovere.
ti arrampicavi ad occhiaie scure mentre sfiorivi al mio
sguardo. fossi stato meno intollerante avrei potuto forse
aiutarti e affligge un rammarico nella memoria in cui
tuttora felici e inconsolabili amanti siamo come eravamo.
arrovistando nel siderale schermo di Google non sfugge
un capello. scrive che sei morta nel 2006 e regala anche
un’immagine della tua giovinezza: ricordavo che eri
bella… ma non così tanto.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

(le villeggiature)

le villeggiature del passato più che remoto, con epocali scadenze,
primo giugno trenta settembre al Forte, non seguono invano
le ripide orme dell’adolescenza.
sublimi ritratti all’appuntamento dei morti. com’erano vestiti
di lino e giovani nell’identità dei luoghi che non li hanno dimenticati
e gli stessi alberi pazienti mi mettono in mano archi e frecce
per smisurati lanci.
i ritorni d’autunno furono la prima coscienza del termine,
dello sfiorire definitivo.
insegnarono la nozione elementare degli addii,
diedero prematuro avviso che il tempo
ci avrebbe solo sfiorato, incurante di noi…
come aria.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014

USA: le sette meraviglie naturali della Georgia — SiViaggia

La Georgia (USA) è uno dei più grandi stati degli Stati Uniti D’America tra il Mississippi e l’Oceano Atlantico, inserita tra i monti Appalachi a nord e le zone umide della costa a sud, si tratta di una terra caratterizzata da una vasta tipologia di ecosistemi e zone climatiche che la rendono un gioiello dal…

via USA: le sette meraviglie naturali della Georgia — SiViaggia

notizie urgenti dall’eternità! suppongo sia opportuno fare qualcosa.
chissà, lasciare un segno, una traccia d’insegnamento agli sfiduciati.
dovrei forse scrivere nel marmo il tuo nome con un breve commento.
non una lapide beninteso, tu quella ce l’hai ma un avviso: oltre questa
stele c’è la speranza che valga la pena di sperare. oppure lavorare
più in grande, come quelle quattro facce dei Presidenti americani
scolpite nella montagna. io scolpirei il tuo viso sulla parete sud
della tua amata Annapurna che incombe sulla pianura di Katmàndu
e sarebbe un vero ammonimento che tu esisti ancora.
vengo spesso a salutarti a Kensal Green, porto le tue rose bianche.
ti parlo del malessere che si trasforma e mi consuma.
rimango assorto nella tua tangibile presenza.
Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve.
“Alle nostre deboli tracce” copyright 2014